Una corsa per la vita

Date 13-02-2021

por Roberto Lerda

Mahmoud Lufti Ghuniem è libanese, ma è scappato dal suo paese nel 2006: prima la Grecia l’ha accolto, poi l’estremo nord della Norvegia e infine è approdato in Italia. Dopo aver trascorso qualche anno a Foggia (dal 2012 al 2019), è giunto a Torino, dove oggi lavora come rider.

La sua è la storia di un’integrazione riuscita perché «l’Italia – come racconta lui stesso – è un paese che ha aperto le braccia per me; io mangio, lavoro, vivo qua e sento di dover fare qualcosa per questo paese, per restituire quello che ho ricevuto».

 

“Responsabilità” è una parola che lui ripete spesso e proprio questo valore l’ha spinto, durante la prima ondata della pandemia da Covid-19, a donare alla Croce Rossa di Torino (presso cui, tra l’altro, è volontario) mille mascherine. «Ma questo non è niente, io ho fatto solo quello che era nella mia responsabilità» afferma. In realtà, un dono non da poco, non il superfluo di un ricco imprenditore, ma metà di quello che Mahmoud guadagna in un mese tra una consegna e l’altra, in una vita sempre di corsa.

Questo gesto di grande generosità ha spinto il Presidente della Repubblica ad includerlo tra i 57 cavalieri all’Ordine al Merito della Repubblica Italiana che si sono distinti nella lotta alla pandemia. Lui, Mahmoud, uno straniero ancora senza cittadinanza legale ma con grande senso civico; un ragazzo con un passato da infermiere lasciato tra le bombe del Libano, ma anche con grandi slanci per il futuro: «Vorrei iniziare a fare l’operatore sanitario e poi ho il progetto di entrare all’università e studiare infermieristica».

Soprattutto – ed è ciò che conta più di tutto – un uomo che, vivendo l’attimo presente, è capace di accorgersi degli altri e venire incontro ai loro bisogni. Questa storia ci insegna che dovremmo tutti essere più responsabili e più custodi gli uni degli altri per intensificare – insieme a Mahmoud e a tanti italiani e stranieri come lui – la nostra corsa per la vita, soprattutto in periodi come questo, in cui il buio sembra molto fitto.

 

Roberto Lerda

NP dicembre 2020

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