Che bella filautìa

Date 05-10-2022

por Flaminia Morandi

Con la pandemia ansia, attacchi di panico, depressione, fobie, stress sono aumentati del 30%. Con la guerra i disturbi psichici sono in aumento ovunque, drammaticamente nei Paesi coinvolti dove le persone, sottoposte a continue esperienze traumatiche, fuggono a volte nella dissociazione.
Cosa fare?

Rispondono gli psicologi: aiutare a trovare un senso, nonostante tutto. Dare un senso: è interessante che anche in tempi di pace, nel 1932, Carl Gustav Jung abbia definito la nevrosi “la sofferenza dell’anima che non ha trovato il proprio senso”. Per il secondo fondatore della psicoanalisi: «la nevrosi è una scissione della personalità… tra l’uomo dei sensi e l’uomo dello spirito» e «il problema della guarigione è un problema religioso». Fra tutti i suoi pazienti sopra i 35 anni «non ce n’è stato uno solo il cui problema sostanziale non fosse quello del suo atteggiamento religioso. In definitiva tutti si ammalano perché hanno perduto ciò che le religioni vive di tutti i tempi hanno dato ai loro fedeli; e nessuno guarisce veramente se non riesce a raggiungere un atteggiamento religioso».
Atteggiamento religioso: non l’appartenenza a una chiesa o a una confessione di fede.
Cosa allora?

Il faccia a faccia con le proprie ombre. Psicoterapeuta e padre spirituale (intesi, questo è il problema, come persone sagge, sperimentate, in pace con sé stesse) possono lavorare in sinergia, aiutando le persone a cominciare dalla cosa più semplice, che è anche la più difficile: esplorare senza sconti i propri errori. L’esperienza decisiva che ha condotto Saulo sulla via di Damasco è stata l’ostinazione nel suo “peggior errore, il suo odio verso i cristiani”. È sulla strada falsa che si inciampa in quella vera: è il ribaltamento verso l’opposto (la caduta di Saulo da cavallo) che rende possibile la pace tra l’uomo dei sensi e l’uomo dello spirito e “mette fine alla guerra civile” che è la nevrosi psichica. Significa avere il coraggio di entrare dentro di sé, affrontare il grande dolore spirituale che comporta la scoperta delle proprie ombre. Del resto “la luce ha bisogno delle tenebre, altrimenti come può essere luce?”

A volte, ci si sente a posto ospitando un povero, perdonando a chi mi ha offeso, amando un nemico per amore di Cristo. Giusto. «Ma se io dovessi scoprire che il più piccolo, il più povero, il più sfacciato di tutti, il peggior nemico da amare sono io stesso, ad avere bisogno della mia bontà?
Ecco che scompaiono amore e pazienza…ecco che neghiamo di aver mai conosciuto quel miserabile che è in noi…». I grandi Padri dicono con il loro linguaggio la stessa cosa. C’è una filautìa cattiva, l’attaccamento al proprio ego opaco che ama sé stesso “contro sé stesso”, dice san Massimo il Confessore. E c’è la “bella filautìa”, quando l’uomo ama sé stesso nella sua realtà più profonda ed essenziale: quando ama il suo brutto sé stesso così com’è, perché così Dio lo ama. «Questa bella filautìa è l’adorazione autentica, gradita a Dio». Possibile sempre, chiusi in casa e sotto le bombe.


Flaminia Morandi
NP maggio 2022

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