Mai più soli

Date 06-04-2022

por Stefano Caredda

Era arrivato in ambulanza al pronto soccorso del Policlinico Gemelli di Roma per un malore: il triage, la sala d'attesa, poi improvvisamente il paziente si allontana e non si trova più.
Lo cercano per quattro giorni, la sua foto compare in numerosi appelli pubblici, poi il signor Giovanni Manna viene ritrovato, purtroppo senza vita, a diversi chilometri dall'ospedale.
C'è un'inchiesta aperta dalla magistratura per capire cosa è accaduto in quelle 96 ore e fare così luce su una storia quanto mai triste. L'ipotesi di reato è quella di abbandono di persona incapace, perché il signor Giovanni aveva l'Alzheimer: una condizione che con grande (o forse assoluta) probabilità ha influito sul suo allontanamento e poi sulla sua fine.
Saranno gli investigatori, e poi eventualmente i giudici, a definire se vi siano state delle responsabilità personali fra quanti hanno gestito la sua permanenza al pronto soccorso, ma l'intera vicenda ha intanto riportato l'attenzione sul fatto che, anche in piena pandemia da Covid-19, dentro gli ospedali le persone come il signor Giovanni possono essere accompagnate e assistite da un familiare o comunque da una persona di fiducia.

Tutti sappiamo che le norme (in questo caso uno dei tanti Dpcm emanati sul tema) hanno fatto divieto agli accompagnatori dei pazienti di sostare nelle sale di attesa dei pronto soccorso, ma c'è un'importante eccezione per chi assiste pazienti con disabilità (serve il riconoscimento della connotazione di gravità ai sensi della Legge 104/92, art.3 comma 3): costoro possono stare nei luoghi di accettazione e al pronto soccorso e possono anche prestare assistenza all'interno del reparto di degenza nel rispetto delle indicazioni del direttore sanitario della struttura.
Il tutto, naturalmente, purché negativi al tampone rapido a cui sono sottoposti, gratuitamente e istantaneamente, presso l'ospedale stesso. È una possibilità che il personale sanitario dovrebbe conoscere e che soprattutto dovrebbero conoscere i pazienti e i loro familiari.

«La Carta dei diritti delle persone con demenza, che Federazione Alzheimer Italia ha redatto oltre venti anni fa – dice la presidentessa Gabriella Salvini Porro – afferma tra le altre cose che la persona con demenza deve avere il diritto ad accedere ai servizi sanitari al pari di ogni altro cittadino.
Ciò significa che questi servizi devono prestare attenzione alle esigenze specifiche di chi ha la demenza, anche in un periodo di emergenza sanitaria come questo.
Per questi malati, infatti, salire su un'ambulanza, accedere a un pronto soccorso o a un ospedale può essere un'esperienza disorientante e spaventosa che dovrebbe sempre essere affrontata con un familiare o un caregiver a fianco, che possa non solo controllarli ma anche rassicurarli e fare in modo che il tempo trascorso in ospedale sia il meno traumatico possibile.

Per questo chiediamo alle istituzioni di vigilare perché in ogni struttura sanitaria siano garantite alle persone con demenza l'assistenza e la tutela necessarie e si faccia in modo che casi come questi non si verifichino mai più».


Stefano Caredda
NP gennaio 2022

Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione acconsenti al loro impiego. Clicca qui per maggiori dettagli

Ok