Acqua per la vita

Date 11-08-2019

por Mauro Palombo

di Mauro Palombo - Etiopia ed Eritrea sono stati per decenni in stato di guerra che ha consumato le loro magre risorse e causato centinaia di migliaia di vittime. Dopo una svolta repentina maturata su iniziativa del neo primo ministro etiope, nello scorso luglio, i leader dei due Paesi hanno sottoscritto l’avvio di una «una nuova era di pace e amicizia», gesto che ha aperto ad una grande speranza, anche per l’esempio che rappresenta per tanti altri conflitti che ancora lacerano il continente Africano.

Bambini accanto ad un pozzoIl cambiamento politico in Etiopia ha rapidamente portato importanti e positivi cambiamenti nella vita della sua gente; i suoi 100 milioni di abitanti patiscono comunque ancora una generalizzata povertà, aggravata da periodiche emergenze climatiche con conseguenti crisi alimentari e umanitarie.
Per l’Eritrea si spera in un graduale cambiamento in un futuro prossimo. I giovani in particolare hanno finora avuto solo la scelta della fuga: tra violenze inaudite e naufragi, in proporzione ad una popolazione di pochi milioni, hanno rappresentano la componente più numerosa del flusso di rifugiati verso l’Italia e l’Europa. Il nuovo trattato di pace non è la soluzione di tutto; ma finalmente un grande e fondamentale inizio di nuove opportunità per la vita della gente. Negli anni il Sermig ha desiderato portare una presenza in situazioni di emergenza estrema, guerre, catastrofi naturali, con l’obiettivo di condividere per far fronte ai bisogni più urgenti, testimoniando una volontà di pace, che costruisce nuove possibilità.
In Eritrea sono state attuate collaborazioni e interventi di promozione umana e sviluppo come invio di aiuti, materiali per scuole, laboratori, fotovoltaico.

Nel percorso del Sesto Appuntamento dei Giovani della Pace, a Bergamo, dell’11 maggio 2019, abbiamo il desiderio di realizzare ancora iniziative significative nei due Paesi, per contribuire a dare concretezza alla pace nella vita delle persone. Intervenendo sul primo dei bisogni: acqua sicura per il consumo umano, condizione necessaria per vita, salute, dignità e sviluppo.

Ci si propone dunque di realizzare pozzi. In collaborazione con amici italiani esperti e con l’eparchia (diocesi) cattolica di Adigrat (Etiopia) si sta studiando la realizzazione di pozzi per migliorare la disponibilità di acqua negli affollati campi di rifugiati eritrei che si trovano nella regione. Sono circa 174.000 i rifugiati a fine 2018; con l’apertura in quell’anno di posti di frontiera “ufficiali”, il loro numero è raddoppiato. L’acqua sicura è necessaria sia per i bisogni vitali, che per tutelare condizioni igieniche e di salute. Ci si propone la realizzazione di un pozzo in due diversi campi profughi, in funzione del maggior bisogno, ciascuno con una considerevole profondità prevista di trivellazione, servendo centinaia di persone.

Anche in Eritrea, dall’altro lato del confine, la scarsità di acqua è il primo problema e ci si propone di realizzare pozzi per la gente di alcuni villaggi.
Il territorio è la regione del Gash-Barca, terra importante per l’agricoltura, bagnata dal fiume Gash. Un primo intervento sarà la riabilitazione di pozzi da tempo non attivi, situati in villaggi di 400/600 abitanti, distanti dal fiume; per riattivarli occorrono nuove pompe sommerse in sostituzione delle attuali, alimentate ciascuna da un piccolo impianto fotovoltaico esistente.
Un secondo intervento potrà essere la realizzazione di pozzi aperti, presso insediamenti in prossimità del fiume Gash: la finalità, oltre ad acqua sicura per il consumo umano, è soprattutto di poter mettere a coltura nuovi terreni, anche sperimentando nuove iniziative come la piscicoltura.

Come sempre ogni realizzazione nascerà dalla volontà di molti amici di farsi condivisione e speranza concreta per chi ne ha più bisogno. Grazie per quanto potrà essere possibile fare.

Associazione Sermig Re.Te. per lo Sviluppo
IBAN: IT73 T033 5901 6001 0000 0001 481
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Mauro Palombo
RE.TE.
Rubrica di NUOVO PROGETTO

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