INDIA: L’energia della comunità

Date 31-08-2009

por Mauro Palombo

Abbiamo chiesto a padre Michael Windey s.j., con il quale il Sermig collabora per progetti di ricostruzione in India dopo lo tsunami, di approfondire visione, metodo, e tecnica del lavoro della VRO (Village Reconstruction Organisation – Organizzazione per la Ricostruzione dei Villaggi) in India. Proponiamo una sintesi di quanto ci ha detto.
 

a cura di Mauro Palombo
 
Ideali di riferimento

Il lavoro della VRO (Village Reconstruction Organisation – Organizzazione per la Ricostruzione dei Villaggi) in India è svolto a partire dall’unità di un piccolo gruppo di persone, di religione diversa, ma profondamente unite attorno a un ideale. Una ricerca di ciò che unisce, in cui si mettono anche in relazione valori della dottrina sociale cristiana e della spiritualità gandhiana.

Gandhi aveva due ideali. Il primo era quello della non violenza: tra gli appartenenti a diverse religioni, a diverse caste, tra le nazioni, in tutti gli aspetti della vita umana. La non violenza in senso fisico, in un tempo molto segnato dalla violenza della guerra, in particolare le due guerre mondiali.

Il secondo deriva dalla convinzione che il futuro del mondo non potrà esistere senza una funzione fondamentale, duratura, permanente: quella del villaggio, la piccola comunità protettiva della famiglia,A un ponte con le altre comunità nazionali e internazionali. L’idea della centralità, del valore fondamentale di una piccola comunità rurale, il villaggio, protettiva della famiglia e ponte con le altre comunità del mondo, è un principio fondamentale di Gandhi. Un villaggio è un mondo, con la complessità di tutto ciò che nel mondo si trova. Occorre capire questa complessità per penetrare la realtà concreta. È indispensabile per il futuro.

L’India nel suo insieme ha delle particolarità che la differenziano da altre società e culture. Come in tempi più vicini è accaduto per l’America, l’India è stata un centro di attrazione per genti via via venute da molti altri luoghi, quindi è una terra di immensa diversità, più che l’Europa, molto più che gli Stati Uniti di oggi. È un po’ un mistero come conviva insieme gente proveniente da tante parti del mondo e da tutte le diverse religioni. La cristianità stessa in India è presente dal 61 d.C., il tempo dell’apostolo Tommaso, il solo di cui si sappia esattamente dove sia morto.
In questa società così variegata nasce il principio di unità, non violenza, quindi pazienza e tolleranza. In realtà è più che tolleranza: la tolleranza è passiva, la non violenza è attiva, è non aggressiva.

Gandhi intende “ricostruzione” nel suo significato più antico, quello di “nuova idea”, “nuova cosa”. Quindi non solo dal punto di vista materiale. Ricostruzione è innanzitutto una nuova mentalità, una mentalità alternativa. Il rinnovamento si svolge attraverso una continuità di novità. Anche chi sostiene il lavoro di VRO ne diventa protagonista perché coglie il proprio ruolo di “innovatore”. Non si puAò di fatto agire in tempi molto brevi, come si potrebbe in astratto pensare, perché altrimenti non si generano tutti i possibili benefici, si può sì migliorare, ma non si cambia.

 

Ricostruire sui valori

Per 25 anni ho insegnato in India e poi, nel 1969, ho fondato, sulle idee di Gandhi, una organizzazione, la VRO; una associazione attiva, un movimento per realizzare le due idee di Gandhi: la non violenza e i villaggi. La nostra principale preoccupazione è di cominciare a ricostruire un nuovo villaggio portando una nuova mentalità: non è solo un lavoro di architettura, ma è lavorare per preparare una mentalità di pace che abbia una funzione locale, nazionale, internazionale.
Questo è necessario, non potevamo né possiamo “fare” la mentalità dopo, è troppo tardi.

Andando a ricostruire è necessario avere un’idea, non credere solo in un obiettivo concreto ma nei valori necessari a realizzare gli obiettivi.
Il valore della verità, di autenticità della vita, di ricerca del suo significato.
Il valore della sicurezza, che sola, e protratta nel tempo in tutte le dimensioni della vita – casa, famiglia, società, ambiente – permette uno sviluppo e un futuro. Il valore della libertà. Per molti è la scelta di fare ciò che si vuole. Ma in realtà è la responsabilità, a partire dalla presenza nella piccola comunità, nel villaggio, fino Aalla nazione, al mondo.

Il valore della dimensione religiosa vissuta nella profondità, ma anche nella apertura in cui spiritualità e culture diverse circolano e si incontrano. Non nel sincretismo, ma nel rispetto e cercando tutto ciò che unisce.
Valori che sono l’espressione della vocazione alla vita di ogni uomo e donna: per essere espressi innanzitutto nelle piccole comunità e da parte delle piccole comunità umane. Questo è fare il nuovo, con mentalità nuova.

La gente stessa, ciascuno, deve essere “attore di cambiamento”. Anche, se necessario, passando attraverso scelte di resistenza attiva, non violenta; comune o individuale. L’obiettivo dello sviluppo è in genere inteso nel creare opportunità per i singoli individui. Ma uno sviluppo reale, profondo, avviene solo quando ciò si concretizza a livello di comunità.

 

Il lavoro nel villaggio

Da questi fondamenti e con questi obiettivi nascono gli aspetti concreti del lavoro. Ci sono dunque degli equilibri da rispettare, delle condizioni, per noi come per tutti gli uomini.

La prima condizione è una relazione viva Acon la natura.
La relazione con la natura è proprio nella prima idea della creazione dell’uomo, collocato in un giardino, con una filosofia, una mentalità della natura. Peccato che la maggior parte degli uomini nel mondo sia più preoccupata per le necessità immediate, pratiche, che non per la “dimensione natura”. Ma le piccole comunità, i villaggi, avevano bisogno ancor più di noi di realizzare un equilibrio appropriato con l’ambiente naturale, le piante, gli animali, con tutta la terra.E già da questo si fonda la mentalità di un villaggio, di una società in armonia, di una comunità che fa da ponte con le altre comunità. È necessario farla crescere già in piccole cose; ecco perché nella costruzione di un nuovo villaggio cominciamo sempre col piantare degli alberi assieme alla gente. Costruire unicamente una casa non è un aiuto; piantare degli alberi è l’obiettivo del primo lavoro insieme. In India è una cosa peraltro molto difficile: manca acqua, c’è troppo sole, fa caldo, occorre terra per coltivare, ci sono gli animali e tante altre cose che rendono complicato far crescere bene delle piante.

La seconda condizione è assicurare che tutte le famiglie crescano assieme. In una città l’egoismo è molto usuale, mentre in un villaggio ci può essere solidarietà. In un villaggio tutte le famiglie sono ancora vicine; i ragazzi sono i ragazzi di tutti; chi è orfano resta orfano in città, individualmente, in un villaggio gli orfani non sono orfani.
Dunque, la relazione con la natura, e la relazione attiva, partecipativa con tutte le famiglie. Perché è necessaria questa relazione?

Un esempio, il lavoro fatto finora in collaborazione con il SermigA nel villaggio di Madevipatnam, un villaggio di pescatori. Il primo giorno in cui lo abbiamo visitato, non era chiaro se esistesse una relazione, un’unione fra le famiglie; è una cosa molto difficile da capire di primo acchito. Per questo per un periodo di due mesi, lentamente, senza un’azione diretta né alcuna imposizione, due volontarie hanno osservato le relazioni fra le famiglie, la realtà viva. Alla fine dei due mesi abbiamo capito che il villaggio era fondamentalmente diviso in due parti; non lo si percepisce osservando dall’esterno, ma è possibile rendersene conto vivendoci assieme per un certo periodo. C’era divisione sulla scelta base di abbandonare o meno il villaggio per riedificare in un altro luogo altrove. Siamo riusciti a far trovare a loro una soluzione condivisa.

Come terza condizione è necessario sviluppare la capacità dei membri del villaggio. Non occorre puntare a far venire dall’esterno lavoratori, carpentieri, è necessario invece che le famiglie del villaggio colgano l’occasione della ricostruzione per apprendere delle nuove capacità, un nuovo mestiere. Quindi occorre formazione per muratori, carpentieri. Cominciammo un giorno con una scuola itinerante, con due insegnanti che visitano diversi villaggi, al mattino o alla sera, in modo che la gioventù del villaggio con delle capacità sapesse approfittare della ricostruzione per avere un lavoro dopo la ricostruzione.

La quarta condizione è l’identità del villaggio. Che non è sempre la stessa: quella dei pescatori è differente A da altre, per esempio da quella dei contadini; è necessario che il villaggio abbia un’identità, una tradizione, una cultura, una religione, ma in una nuova mentalità di rispetto: identità che nasce da valori profondi. La preghiera insieme, la riflessione insieme alla sera… è un lavoro che ha davanti a sé tutta l’umanità, la maggior parte di essa!

Come fare a far crescere relazione con le altre famiglie, comprensione e amore e cura per la natura, capacità manuali in un villaggio, l’identità del villaggio?
Nella regione dei 14 villaggi che abbiamo accettato nel programma di lavoro VRO dopo lo tsunami abbiamo attivato un centro ecologico dove i responsabili, i 14 presidenti e i giovani vengono per comprendere la funzione del villaggio e la necessità della cura della natura e dell’ambiente. Fondamentale preparare bene l’idea della cura della natura; il villaggio è il primo guardiano della natura. Dopo viene l’azione degli altri operatori, del governo, ma il primo guardiano è il villaggio. La coscienza necessaria della cura della natura non è sempre esistente nel villaggio, è una nuova mentalità. Così come la relazione con il prossimo.

ll nostro lavoro dopo lo tsunami, costruire direttamente e piantare semi, cercando di cambiare e migliorare la mentalità autentica nel villaggio, è eccezionalmente difficile in relazione alle quattro condizioni già indicate e che provengono da Gandhi. Oggi, dopo l’esperienza vissuta nella ricostruzione di 500 e più villaggi, pensiamo possibile, anche se non perfettamente e non sempre, che questa crescita, questa consapevolezza maturi in varie maniere nell’arco di una o due generazioni. Una generazioneA è necessaria per fare un passo definitivo, e quando un cambio di mentalità inizia fondatamente a manifestarsi, possiamo cominciare la ricostruzione.

Alcune specifiche attività sono necessarie prima di cominciare: gli ideali gandhiani non si trovano sempre vissuti nei villaggi; è necessario lavorare per fare crescere una nuova leadership, una nuova autorità necessaria per gestire questa ricerca di un nuovo benessere comune.

Le donne sono sempre non considerate. È necessario invece iniziare il lavoro della ricostruzione con le donne, più importanti degli uomini per questo. La maternità, l’autorità, il rispetto per le donne, hanno un valore straordinario, perché sono loro l’essenza di una famiglia. La famiglia è l’autorità. Gli indiani, anche di alto rango, sempre ritornano con rispetto alla casa della madre. L’autorità delle donne è repressa dal sistema della casta, reintrodurla è un lavoro primario per noi.

 

Cose nuove, metodi antichi

Raggiungere la consapevolezza è il passo fondamentale. Coscienza del proprio valore, di quello della famiglia, della propria identità. Coscienza dei quattro aspetti base: natura, partecipazione solidale, capacità operative, identità culturale. La consapevolezza è necessaria!
Per comunicare questi valori, queste idee, gli strumenti sono molto tradizionali. Ho fatto decine e decine di Apitture e canti, proprio come un cantastorie nella società tradizionale. Si parte da una pittura iniziale che presenta la situazione del villaggio. E altre che danno l’immagine della possibile evoluzione, delle sue prospettive.

Il canto è anche molto importante. Ne ho preparati diversi nuovi per il lavoro dopo lo tsunami, e si rivelano più utili dei discorsi. Per due o tre settimane faccio il giro dei villaggi. Il canto e le pitture sono il un mezzo di comunicazione più efficace, con gli altri non si può agire, tanto più che in India il telefono non è diffuso, così come la corrente. La canzone crea un sentimento ed entra nelle famiglie: il canto e la pittura aiutano a spiegare ai piccoli, ai ragazzi, alle donne quello che si vuole dire. I giovani volontari VRO che vengono in aiuto del villaggio ne fanno uso.

Nel villaggio non è certamente possibile imporre il cambiamento d’autorità, non è accettabile da parte di nessuno. È così necessario avere la presenza dei volontari per aiutare a cambiare, lentamente, la mentalità. Il progresso del villaggio è la prospettiva progressiva graduale a cui puntare, è il centro di ogni prospettiva.

Altre attività, come l’educazione, il lavoro e la sanità sono troppo difficili all’inizio. Per cui iniziamo dalla casa, che è qualcosa di indispensabile; anche se per noi non è il primo valore. L’educazione, la sanità, la spiritualità, la dignità sono più importanti, ma non èA possibile separare i due ambiti se vogliamo lavorare con la gente, perché dobbiamo procedere tramite un’azione progressiva. Il primo stadio è la formazione della mentalità, la preparazione; il secondo stadio è la costruzione, il terzo stadio sono i servizi: sanità, scuola, lavoro; il quarto stadio è la formazione politica, le relazioni all’interno del villaggio, la relazione del villaggio col governo. Il fine non è la separazione ma l’organizzazione, il respiro nel villaggio, aperto all’esterno.

L’identità politica stessa dell’India fu fondata da Gandhi. Ma benché sempre valida, dopo la sua morte, lentamente il governo ne ha perduto la prospettiva; e lo specchio dell’India è l’America, vedere se stessi nell’America, voler essere uguali e migliori. Si è avuta così un'altra prospettiva, in cui c’è ora separazione tra coscienza e obiettivi, anche al di là di leggi morali, di cui non si sente il bisogno. Il problema dell'India è che sovente la coscienza delle persone è meno attiva; c’è meno coscienza individuale. Si accetta ciò che viene dall’alto, lo si ritiene morale di per sé. Si delega alle autorità la propria coscienza. È questo un serio problema.

È importante che anche in questo senso maturi maggiormente una coscienza nei confronti dell’autorità politica. Inoltre, in un Paese fondamentalmente religioso, c’è tensione religiosa molto distruttiva; a volte anche proiettata dall’alto, con effetti molto profondi a livello di villaggio. Lo stesso concetto gandhiano della nonviolenza, della tolleranza, dell'amicizia tra le nazioni, è statoA abbandonato; l'India ufficialmente segue una politica sempre non aggressiva, ma comunque attiva nella direzione della violenza, e l’esercito ne è l’espressione.
Anche se ora è più difficile, bisogna ancora portare unità tra la gente. L'India non fu nel passato un solo Paese; c’erano 150 regni, quindi erano necessari 150 passaporti, visti, polizia, servizio postale, moneta. Una situazione diversa ad esempio rispetto a quella della Cina. Poi è avvenuta l’unificazione, con la lingua e la moneta unificata. L'India però non era stata unificata dal basso, era stata unificata solo dall'alto. È possibile che nel tempo parti dell’India giungano a separarsi, ci sono tendenze e desideri, ad esempio il Nordest, di separazione e autonomia, con una identità maggiore.

Il problema è di riunificare l’India senza forza militare, né forza della grande industria, i cui interessi spingono verso una grande unificazione che parte dalle grandi città e megalopoli.

Altro grave problema è la fuga dal villaggio verso la città, o perfino in un'altra nazione. Vanno infatti via i migliori elementi. Come far coesistere due realtà diverse come quella della città e della campagna? Una possibile risposta è cercare di integrarle, ricreando nei due ambienti stili di vita diversi, propri dell’altro: nel villaggio il luogo di incontro; aree e vita più naturale in città.

 

Un progetto “globale”

VRO vuole crescere per poter servire sempre più e meglio il progresso del villaggio. L'organizzazione lentamente si propaga. Abbiamo un piccolo giornale, il “Village Voice”, la Voce del Villaggio; non è ancora forte, ma esiste ed è vivo!
Nei suoi primi anni VRO, volendo realizzare il sogno di Gandhi, ha costruito solo una decina di villaggi, dimostrando che ciò era realmente possibile, e finalmente si è creata una fiducia sul programma nuovo dell'organizzazione, finalizzato alla ricostruzione, alla liberazione, alla sicurezza del villaggio.
E il tempo della crisi, come quella causata ogni anno dai cicloni, come quella causata ora dallo tsunami, può essere un momento importante per iniziare a cambiare, con decisione.

Dopo 15 anni abbiamo portato cambiamento in sei Stati dell'India. Dopo abbiamo cominciato a creare interesse anche in Europa e chi in VRO lavora ha fatto unità con l'Italia, la Germania, la Svizzera, con una decina di nazioni. A settembre 2005 c’è stato il primo congresso europeo in cui si è creata un'organizzazione europea per la ricostruzione del villaggio e a Vienna sono venuti delegati anche dalla Romania, dalla Repubblica Ceca, dall'Inghilterra, dall'Irlanda. Per la prima volta sono venute insieme persone importanti che ci hanno dato fiducia e hanno dato ascolto ai villaggi che ancora esistono in Europa.

L'Unione Europea ci ha invitaAto al Congresso internazionale sulla abitazione, che ci sarà nel 2006 a Vancouver, nel mese di giugno.

Il villaggio dell'Europa e dell'India hanno naturalmente una prospettiva e una vita differenti, ma il denominatore comune, l’essenza è la partecipazione. Una “globalizzazione dal basso” deve diventare realtà: è possibile, è molto interessante, il futuro dipende dalle persone che sono ancora libere nella mente.
È importante per le stesse società europee muoversi in questa prospettiva. Rischiamo di delegare ogni cosa; il “welfare state” è stato in fondo una creazione dello Stato, che ora afferma non sia più possibile mantenerlo: ci vuole un'alternativa, una nuova ricerca di responsabilità e coesione sociale. Ci sono segni di questo.

Anni fa, Mc Namara, allora direttore della Banca Mondiale, venne in India e mi invitò a Washington per spiegare loro come fare un movimento che fondasse 1000 villaggi in India in un arco di tempo breve, poniamo cinque anni. Ma l’interesse era verso le risorse necessarie. Ho risposto che il denaro non è un problema; ma non era possibile sul momento dire sì o no. Ciò che più delle risorse stesse è necessario è realizzare l’energia necessaria, che non è energia economica, è un energia sociale, un’energia non solamente religiosa sempre presente, ma una energia nuova, necessaria: quella della comunità. Ma come si può fare? Naturalmente c’è anche la questione delle caste, come fare dove le caste sono sempre più o meno presenti? Dissi che era necessario che lei Mc Namara e altre persone che lavorano per lei, venissero sul posto per un tempo, per vedere come l’energia sociale eraA sviluppata.

Ci sono persone che dicono che non è possibile cambiare la mentalità del villaggio, tanto vale lasciare perdere: io non lo accetto. Se le cose sono difficili non è la prova che sono impossibili. La fiducia è la prima bandiera che è nata, che è entrata nel villaggio, una bandiera concreta, la bandiera della speranza. La fiducia nelle persone è una fiducia veramente più che personale, è una fiducia sociale, basata su diritti, amore e verità. Gandhi, che ha creato la nazione indiana, ha fatto questo. Quel che Gesù ha fatto per noi è la prova della possibilità della identificazione con l’altro: il primo il principio del volontariato.

Occorre impegno per comprendere meglio gli ideali che animano VRO, oggi è più possibile coltivarli in ogni ambito, anche distante e ancora non raggiunto. È possibile conoscere, presentare il movimento a favore del villaggio, che è a favore della vita. Lentamente l’interesse cresce nel mondo. Ci sono esperienze in questo percorso che cominciano, che ripercorrono ad esempio il lavoro di secoli fa delle “reducciones” nate dal lavoro dei gesuiti in Paraguay, in Uruguay e in Bolivia.
Credo sia necessario lavorare per un cammino che parte da questi grandi ideali, che oggi cresce anche qui in Italia, qui a Torino; davvero vogliamo provare che quello del villaggio è un movimento non solo indiano ma internazionale. Grazie se questo sarà possibile!
Questo è il lavoro nel mondo villaggio, così come nel villaggio mondo: dalla gestione della complessità, alla vocazione alla responsabilità.
Foto di
Ezio e Giovanna Giardino
V.R.O. Italia, Torino
Il villaggio sta rinascendo

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