Leggere per crescere. Quando i libri cambiano le culture

Date 07-01-2021

por Sandro Calvani

Nel 2010 visitai un campo di rifugiati sulle montagne del Triangolo d'oro, ai confini tra Thailandia, Myanmar e Laos, e fui invitato nella casetta di uno dei loro leaders. I bambini della famiglia erano attorno a un tavolo dove uno di loro leggeva delle storie agli altri che ascoltavano. Invitato a sedermi a tavola, appesi la mia borsa allo schienale della sedia, ma cadde per terra, facendo uscire due libri che mi ero portato da leggere durante il lungo viaggio. Subito i bambini si misero per terra a guardare i miei libri come se fossero stati giocattoli o dolciumi. Capii dai loro occhi quanto li desideravano, ma chiesi agli adulti se sapevano leggere libri in inglese. Mi risposero: «Sono quelli che amano di più; leggono per almeno un’ora al giorno e un’altra ora la passiamo a spiegare quel che non hanno capito da soli”. Per questo li regalai subito, pur non avendo immaginato che i libri fossero così desiderati per il loro intrattenimento.

Ogni Paese e ogni tempo ha i suoi libri preferiti. Nel 2020 i libri su Trump hanno venduto negli Stati Uniti di più di Harry Potter. In testa alla classifica mondiale dei libri più venduti (con autore unico) rimane il libretto rosso del rivoluzionario leader cinese Mao Zedong. La Sacra Bibbia, che non ha un unico autore e si pubblica in dozzine di versioni diverse da centinaia di anni, rimane il libro più venduto in assoluto nella storia dell’umanità, con circa cinque miliardi di copie. L’uso e la simpatia per la lettura nelle diverse culture e in ogni parte del mondo si può osservare con il numero di biblioteche e librerie nei quartieri e la loro densità per abitante, numero di autori ed editori, numero di libri pubblicati in un anno. Più interessanti ancora le statistiche che descrivono la relazione tra persone e libri.

Nella classifica di chi ama i libri più della media globale vincono Estonia, Norvegia e Danimarca. In Estonia in media ogni famiglia possiede 218 libri, in Norvegia 212 e in Danimarca 192. In Italia il 63,2% delle famiglie non ha più di cento libri in casa, il 28,2% delle famiglie ha meno di 25 libri e il 10% non ha nessun libro. Ovviamente per comprendere l’impatto dei libri sulle trasformazioni delle culture bisogna misurare soprattutto quanta gente li legge.
Altrimenti si rischia quel fenomeno curioso di acquisto di libri che si ammucchiano sugli scaffali e sui tavoli senza che essi vengano letti. In Giappone le pile di libri mai letti sulle scrivanie in casa e in ufficio sono una vera e propria sindrome con il suo nome particolare, Tsundoku.

Il campionato mondiale della lettura da alcuni decenni lo vince l’Oriente, dove mediamente adulti e bambini dedicano ai libri almeno il doppio del tempo che viene dedicato in Europa e in Occidente. I primi quattro paesi della classifica dei lettori più assidui sono tutti asiatici: India (10,42 ore a settimana per persona), Thailandia, Cina, Filippine; dobbiamo scendere fino al sesto posto per trovare il primo Paese europeo, la Repubblica Ceca distaccata di tre ore dall’India. In Italia la media di lettura è di 5,6 ore per persona a settimana, la metà dell’India. I rapporti recenti dell’UNESCO e della ONG internazionale Room to Read (Una stanza per leggere) hanno dimostrato che la crescita e la prosperità inclusiva è fortemente legata ai tassi annuali di lettura dei libri.


Sandro Calvani
NP novembre 2020

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