Libera nos a Maalox

Date 04-07-2014

por Mauro Tabasso

di Mauro Tabasso - Libera nos a Maalox.  (NP Aprile 2013)

Quando cerchi di cambiare la tua vita, da che parte inizi ? Quando senti che alcune o tante cose non sono più al loro posto da dove cominci ? Come curi le ferite ? Come combatti le preoccupazioni, l'ansia, la paura, l'angoscia e lo sconforto che a volte inevitabilmente ti prendono ?
Mille volte mi sono fatto queste e altre domande, e mille volte al giorno ancora me le pongo. Non ho mai trovato una soluzione sicura, definitiva, totale. Ogni giorno combatto per guadagnami un migliore grado di convivenza con questi e altri interrogativi che ho mai potuto spiegarmi completamente.
JSBNegli anni sono diventato quasi un esperto in psicosomatica. Per lo stress ho rischiato la vita più di una volta, mi sono fatto venire di tutto e ogni volta sono guarito o quasi, e anche un po' rinato, grazie ad amici, maestri, familiari, medici, ognuno dei quali, a suo modo, mi ha voluto e fatto del bene. Cinque cose le ho capite. Se vuoi uscire da un brutto momento ti serve assolutamente un sogno; è la prima cosa. La seconda è la speranza di riuscire a realizzarlo. La terza è il coraggio, la volontà e la determinazione necessari per intraprendere il cammino per la sua (e tua) realizzazione. La quarta è non autocommiserarsi mai. La quinta è la saggezza di frequentare solo le persone che ti possono aiutare e tagliare ciò che ti distoglie e ti fa solo perdere tempo.
Alle tante persone che mi hanno e mi stanno aiutando nel mio cammino personale (intitolato "Lavori in corso") il mese scorso si è certamente aggiunto Ramin, uno dei più grandi interpreti viventi della musica per tastiera di J.S. Bach. Ramin Bahrami, pianista di origini persiane, ospite il mese scorso del Laboratorio del Suono e dell'Università del Dialogo, mi ha ricordato con la sua storia, la sua presenza, la sua esperienza e la sua cultura cose che la mia frenesia quotidiana mi aveva fatto quasi dimenticare.
La sua sensibilità e la sua arte mi hanno costretto a riconfrontarmi con un gigante della musica come Bach, che io amo fin da bambino, proprio come lui, obbligandomi a ridargli il posto che gli spetta nella mia vita: quello di un vero maestro.
I tre giorni passati con lui sono stati per me una specie di viaggio... Back to Bach, potrei dire, alla riscoperta di temi che per molto tempo sono stati mia la guida ma che per un po' avevo messo in una scatola in soffitta. Riporto qualche brevissimo stralcio dell'incontro che Ramin ha tenuto, prima con la nostra Orchestra Giovanile del Laboratorio del Suono poi con il numerosissimo pubblico intervenuto in sala (trovate un ampio reportage cliccando qui): "Amo Bach perché come un filosofo orientale, sa far vedere tutte le sfaccettature delle emozioni, sa toccarRamin Bahramie tutte le corde del cuore, quelle più belle e quelle meno belle, quelle più umane e quelle meno umane, nel senso di extraterrene... La sua musica è stata la mia via maestra, perché ti fa vedere la dissonanza e la mescola con la consonanza e fa convivere l'accordo preoccupante (una settima diminuita non ha la serenità di un accordo maggiore) con un clima rasserenante. Nessuna altra arte esprime queste cose in maniera così fisica come la musica... Bach è il più grande maestro di diversità, di differenza che diventa unione. Oggi va tanto di moda parlare di mondo globalizzato, ma attenzione, la globalizzazione non è Facebook.
La globalizzazione vera è quella dove culture diverse sanno parlarsi polifonicamente... La musica è un po’ come la fede. Non la puoi mangiare come se fosse una mela, eppure esiste. Un suono, non lo puoi inghiottire, ma esiste. Ecco perché la musica è la vera lingua del soprannaturale...".
Maestro è anche chi sa farti amare la propria arte, come Ramin, e l'arte nutre, cura, cresce e preserva parti del corpo che non puoi esaminare, non puoi radiografare, ma esistono, proprio come i suoni.

 
DIAPASON – Rubrica di Nuovo Progetto

Il suono del silenzio spazza via il chiasso che stordisce.

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