Piccole correlazioni quotidiane

Date 20-06-2022

por Cesare Falletti

C’è la possibilità, o forse il dovere, di stimolare la riflessione nel nostro piccolo mondo delle relazioni più prossime e quotidiane.

“Tenersi al corrente” è o non è un dovere? Diverse opinioni sul soggetto, anche in ambito monastico. Da una parte la solidarietà con tutti, l’attenzione che può diventare preghiera, la necessità di formarsi un'opinione, perché non si vive su un altro pianeta, impongono di fermare il tempo dedicato al lavoro e anche quello riservato allo svago, per informarsi. Spesso tuttavia si rimane con la sete e il senso di non aver fatto ciò che si contava fare, perché si resta annegati in tante notizie e si scopre di avere l’amara sensazione di non aver appreso niente. Dall’altra voler solo tenersi all’essenziale è una impresa disperata: perché cos’è l’essenziale? C’è una sfida al giorno d’oggi: l’informazione è di facile accesso, e questo fatto crea un apprendimento superficiale e non controllato, spesso dovuto al fatto che l’informazione vuole piuttosto far colpo sul senti-mento che informare con serietà.

Tante informazioni, davvero ci fanno essere più vicini a chi soffre, a chi annega in problemi insolubili, a chi è vittima di violenza in tanti settori? Nessuno può dare una risposta al nostro posto e, forse con fatica, dobbiamo ammettere che sempre più siamo davanti alla responsabilità di come passiamo il nostro tempo libero, di come lo riempiamo e di cosa ne facciamo. È una responsabilità che indica la maturazione e la maturità dell’individuo. Un giovane, un uomo nel pieno della sua attività o un anziano che si confronta sempre più con la propria stanchezza, hanno modi di vivere il tempo abbastanza diversi.

Inoltre l’informazione non basta a se stessa: è inutile sapere tante cose se non le si fanno diventare sorgente di attività in favore degli altri. Sapere solamente per sapere rischia di ali-mentare semplicemente la curiosità o la soddisfazione di dare giudizi che non ci coinvolgono. Tante volte, la grande maggioranza delle volte, non si sa come agire e le notizie ci lasciano di fronte alla nostra incapacità o impossibilità di intervenire. Forse però questo non è totalmente vero: possiamo e dobbiamo pregare, perché con l’amore che brucia nel nostro cuore e la fiducia nella bontà misericordiosa di Dio, influiamo sull’andamento del mondo, anche se non abbiamo la possibilità di controllare l’effetto di questo nostro modo di essere presenti. C’è anche la possibilità, o forse il dovere, di parlare del problema e di stimolare la riflessione nel nostro piccolo mondo di influenza, delle nostre relazioni più prossime e quotidiane. Tutto ci conduce a cambiare il nostro modo di comportarci: scandalizzarci, lamentarci, o limitarci a criticare non serve a nulla, ma riflettere a come un evento mondiale può parlare e correggere il mio piccolo vivere quotidiano è possibile e serve molto. Se poi questo si fa con una riflessione comune, il beneficio si estende a un’area più grande e provoca una reazione a catena di vera conversione del mondo. Il Male esiste e il Signore ci insegna a chiedere di esserne liberati e con noi che il mondo intero trovi la sua libertà. La preghiera è necessaria, perché sappiamo che senza la forza del Signore non possiamo fare nulla. Ma il sapere che il Male esiste e che è planetario, non può lasciarci scoraggiati e passivi. Siamo in un gran macchinario fatto di trasmissioni che vanno via via muovendo ingranaggi sempre più grossi, ma ogni singola rotellina deve girare altrimenti tutto si inceppa.

La fiducia che ciascuno può agire con una vera efficacia sul mondo intero ci sprona all’azione e allora l’informazione diventa lo stimolo necessario perché tutto il grande meccanismo del bene si metta in moto e – di rotella in rotella – dia una direzione alla storia, per cui il Male si indebolisca e il bene abbracci e salvi la realtà, in particolare quella dei più poveri e impotenti.

Ceasare Falletti

NP Febbario 2022

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