La guerra della disinformazione

Date 20-11-2021

por Claudio Monge

Una estate da dimenticare per la Turchia, quella del 2021, quando tutti speravano che potesse rappresentare la stagione di una ripresa tanto attesa, dopo la "depressione" della pandemia globale da Covid-19. Quest'ultima sta toccando statisticamente i suoi vertici proprio quando, per esempio in Europa, il fenomeno sembra rientrare, pur lentamente, entro margini un po' più rassicuranti. Come non bastasse, il Paese su due continenti ha conosciuto l'estate più catastrofica di sempre a livello di incendi boschivi, con una crescita del 755% delle aree devastate: qualcosa come 177.476 ettari di foreste bruciati nel solo 2021, con un bilancio provvisorio di otto persone decedute, insieme a migliaia di animali.

Tutto questo nonostante gli allarmi lanciati con largo anticipo dagli organi di controllo forestali, anche in relazione ad una siccità davvero preoccupante, unita all'innalzamento sensibile delle temperature medie. Carenze ed inefficienza organizzativa hanno aggravato il bilancio, innescando il classico fenomeno del rimpallo di responsabilità tra governo centrale e autorità locali, di fronte al quale, l'opinione pubblica, ha cercato peraltro di reagire con lodevoli iniziative dal basso, segno di un certo civismo, anche a fronte di una sfiducia crescente nelle istituzioni. Il simbolo di questo sussulto sono state le migliaia di post sui social e, soprattutto, l'hashtag #helpturkey, diventato virale in pochi giorni con oltre 2,6 milioni di tweet, sintetizzabili in un disperato appello all'intervento straniero, di fronte a calamità incontrollabili e, soprattutto, incontrollate.

A questo punto è scattata immediatamente la risposta propagandistica del potere che però, anziché illustrare le azioni concrete a difesa del patrimonio nazionale e dei diritti dei cittadini, si è scagliata con veemenza inaudita contro i «traditori dei mezzi di comunicazione sociale», rei di un vero e proprio colpo di stato mediatico, atto ad indebolire le istituzioni presentando l'immagine di un Paese in dissesto.

Il Radyo ve Televizyon Üst Kurulu (Consiglio supremo della radio e della televisione – RTÜK), ha comminato multe per 3,3 milioni di lire a FOX TV, KRT, Tele 1, HaberTürk, Halk TV e TR 35 per la loro copertura dell'emergenza incendi ed è iniziata una contro-campagna a suon di troll complottistici e hashtag tipo #StrongTurkey e #WeDon'tNeedHelp. Difficile calcolare il vero impatto di questa guerra non-convenzionale con le armi della "disinformazione di massa”. Da un lato, le teorie cospirazioniste hanno risvolti estremamente pericolosi, nutrendo la paranoia di cittadini che, convinti che gli incendi siano frutto di attacchi terroristici o di nemici nella nazione, organizzano spontaneamente gruppi squadristici armati, che istituiscono posti di blocco, arrogandosi il diritto di richiedere documenti di identità ai passanti!

D'altro canto, il fiume di informazioni non può più essere controllato a piacimento da una sola delle parti in campo e, chi davvero lo vuole, può ormai accedere a informazioni non drogate sulla realtà. Questa sta presentando il conto di anni di negligenze delle politiche nella gestione delle catastrofi e delle emergenze, combinate con la corruzione crescente, l'espansione urbana ed industriale incontrollate, nella più totale indifferenza rispetto alle questioni climatiche e ambientali (ricordiamo che la Turchia si è rifiutata, tra l'altro, di ratificare gli accordi di Parigi sul clima). Quando si apprende che il ministero delle Foreste e dell'Agricoltura pur non possedendo un solo aereo antincendio utilizzabile, ha però speso 7,2 milioni di lire turche (725.000€) per noleggiare una flotta di auto blu per i suoi funzionari e 755.000€ per l'allestimento dei giardini del Palazzo presidenziale ma non è stato in grado di trovare 400.000€ per rimettere in funzione dei vecchi aerei antincendio da anni parcheggiati in un hangar, è difficile non sospettare che il peggior nemico della patria, sia proprio l'attuale leadership.

Intanto l'acqua è arrivata ad inizio agosto, ma nella regione sbagliata: non nel sud-ovest devastato dal fuoco ma nel nord-est, la regione occidentale del Mar Nero, in forma di nubifragi lampo catastrofici, dal bilancio in vittime molto più grave degli incendi stessi: già superiore alle 40 unità ma con centinaia di dispersi.
Ancora una volta soccorsi che arrivano con tremendo ritardo e semplici cittadini che lottano disperatamente e anche un po' fatalisticamente, contro gli eventi. Quando si dice piovere sul bagnato!


Claudio Monge
NP agosto / settembre 2021

Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione acconsenti al loro impiego. Clicca qui per maggiori dettagli

Ok