Deriva pandemica

Date 06-09-2021

por Claudio Monge

La Turchia nel cuore dell'emergenza: la terza ondata più forte del previsto.

Per oltre un anno, la crisi pandemica in Turchia era stata apparentemente ben controllata, con dati sta­tistici decisamente meno drammatici che in gran parte del mon­do. Due fattori avevano contribuito a mantenere relativamente bassi il tas­so di mortalità e il livello di ricoveri in terapia intensiva: da una parte l'età media decisamente giovane della po­polazione del Paese e dall'altra, una tendenza culturale a tenere gli amma­lati in casa e a non rivolgersi immedia­tamente alle strutture ospedaliere per qualsiasi ragione sanitaria.

Fino ad oggi, il governo aveva cerca­to anche di limitare il devastante im­patto del virus su una economia già estremamente fragile di suo, evitan­do le chiusure totali e privilegiando provvedimenti mirati per fasce d'età, con limitazioni dei tempi di uscita al­ternate. Per esempio, agli over 65 per lunghi mesi è stato concesso solo di uscire nel week-end tra le 9 del mat­tino e mezzogiorno. In settimana i bambini sotto i 12 anni potevano usci­re solo al mattino, i giovani (tra i 13 e i 20 anni) tra le 13 e le 16. Una scelta assai originale che ha pagato in mol­te fasi della pandemia. Molto presto, sono iniziati tuttavia lock-down assai rigidi nei fine settimana (dal venerdì sera alle 21, fino al lunedì mattino alle 5), con esenzioni per categorie par­ticolari ma anche, più curiosamente, per persone con passaporto straniero e visto turistico di pochi giorni (que­sto evidentemente per non intralciare il business e anche il turismo mordi e fuggi). Le attività commerciali setti­manali generiche non hanno mai co­nosciuto restrizioni mentre la stretta ha riguardato, molto presto, cinema, teatri, ristoranti (ad esclusione dei take away) e locali di divertimento di ogni tipo (limitazioni assai ben "spen­dibili" nel quadro di una propaganda politica a matrice religiosa e finalità moralizzatrici).

Ma dal mese di marzo, la terza ondata del virus ha presenta­to un conto particolarmente salato e inatteso. In un solo mese i morti totali sono saliti di un terzo rispetto ai do­dici mesi che avevano preceduto, e il Paese ha fatto un balzo al quarto po­sto, a livello mondiale, per numero di nuovi casi giornalieri sulla base di una media settimanale. Il presidente della Turkish Medical Association (TTB), ha evocato il rischio collasso del sistema sanitario e, naturalmente, sono esplose immediatamente feroci polemiche po­litiche. Il presidente plenipotenziario Erdoğan ha subito un forte attacco alla sua credibilità, anche per il fatto che si è trovato costretto ad annunciare le re­strizioni più dure dall'inizio della crisi, proprio alla vigilia del secondo mese sacro del Ramadan in tempo di pan­demia (per prevenire danni maggiori, in un periodo caratterizzato, in genere, da assembramenti speciali e fuori dal comune).

Intanto l'uomo nuovo del­la politica turca, il sindaco di Ankara Mansur Yavaş, del principale partito d'opposizione CHP, fa dipingere nella capitale decine di murales di omaggio agli operatori sanitari morti dall'inizio della pandemia. Spicca tra essi, il tribu­to a due personaggi vivi e vegeti: Uğur Şahin e sua moglie Özlem Türeci, im­migrati turchi e fondatori dell'azienda farmaceutica tedesca BioNTech, che ha realizzato insieme all'americana Pfizer il farmaco ad oggi forse più ef­ficace e con meno controindicazioni, sul mercato. Şahin arrivò in Germania con la mamma, per raggiungere il pa­dre che lavorava alla Ford di Colonia, alla fine degli anni ‘60 e qui conobbe sua moglie, pure lei d'origini turche. La coppia fondò la sua prima azienda, Ganymed, nel 2001, che 15 anni dopo venne acquisita dal colosso giapponese Astella per 1,28 miliardi di euro, gra­zie allo sviluppo di innovative terapie contro il cancro fondate sugli anticor­pi. La BioNTech, Şahin la fonda nel 2009, con Türeci che subito occupa il posto di chief medical officer.

Lavorano sempre nel campo oncologico, ma fin dal gennaio 2020, appena letto il pri­mo rapporto sull'esplosione del virus a Wuhan, intuiscono che il Covid-19 si sarebbe trasformato in una pande­mia e puntano da subito alla ricerca di una terapia fondata sull'Rna mes­saggero (molecola addetta a veicolare le istruzioni contenute nel genoma per far sì che siano trasformate nel prodotto finale funzionante: le pro­teine), una tecnologia del tutto nuova per i vaccini. Recentemente Erdoğan ha dichiarato, a loro riguardo, che il loro successo nello sviluppo del vac­cino ha dimostrato chiaramente cosa possono fare i turchi se vengono so­stenuti e se ne hanno l'opportunità.

Dichiarazione vagamente autolesioni­sta, se si pensa che il Paese che dirige da quasi vent'anni, sta vaccinando con il prodotto cinese Sinovac rivelatosi, per ammissione dei produttori stessi, estremamente debole come efficacia, soprattutto per le varianti del virus che sembrano moltiplicarsi nel Paese.

Il sindaco di Ankara fa dipingere nella capita­le decine di murales di omaggio agli operatori sanitari morti dall'inizio della pandemia.

Claudio Monge

NP Maggio 2021

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