Le nostre vite in gioco

Date 12-03-2022

por Roberto Lerda

Alla presenza del Presidente della Repubblica sono state raccontate le storie di alcuni ragazzi che nei progetti dell'Arsenale della Piazza e ora del PalaSermig hanno trovato casa. Un passato non facile, rabbia e difficoltà a scuola sono spesso il denominatore comune.
Ma anche la passione per lo sport.

È il caso di Walid che, nonostante nessuno credesse in lui (nemmeno i suoi professori), ha trovato persone disponibili ad aiutarlo nei compiti e soprattutto l'occasione di rifarsi su un campo da calcio.

Tra gli altri, è sceso poi in campo (con un ottimo canestro) Willy, un ragazzo alto due metri, di origini ivoriane; anche lui ha trovato nello sport una valvola di sfogo: da bambino agitato e arrabbiato sta diventando sempre più un ragazzo pieno di passione per il basket e per la vita.
Storie di speranza e di vita vera, possibili perché i sogni si realizzano non per magia ma perché lo desideriamo.
Con tutto il cuore.

Anche Selma e le altre
ragazze e bambine
dell'Arsenale della Piazza
hanno trovato nel nuovo
PalaSermig il luogo dove
poter praticare lo sport
preferito, il volley.

 

Marco e Camilla,
allenatori da oltre dieci
anni: «Ora che siamo
in vetrina dobbiamo
continuare a non tradire la
fiducia di questi ragazzi».


 


Mi chiamo Willy, ho quasi 18 anni e vengo dalla Costa d'Avorio; sono venuto qua all'età di otto anni e mezzo con mio fratello.
Subito sono arrivato all'Arsenale della Piazza, dove ho trovato 3 amici: Farouk, Wilson e Marco.
Eravamo i più casinisti! Già da piccolo mi rendo conto ora che ero un bambino molto, molto agitato; non riuscivo a stare fermo, a contenermi, o a canalizzare la mia rabbia e la mia energia in una sola attività.
All'Arsenale della Piazza ho fatto tre sport: calcio, rugby e adesso basket. Lo sport mi piace veramente tanto. Penso che sia grazie al Sermig che adesso a basket sto riuscendo. Penso che se non avessi conosciuto il Sermig, mi sarei perso in frivolezze, in cose scontate e banali, come fanno un po' tutti i miei amici che negli anni “ho perso”. Infatti, se sei arrabbiato e non trovi giusto tutte ciò che hai dovuto sopportare, non sai come gestire la rabbia e ti perdi. Io ho trovato lo sport e sta andando tutto bene. Voglio sempre fare di più in qualsiasi cosa.
A volte non ci riesco, però questo è il mio obiettivo e cerco di dare sempre il massimo, perché è quello che mi hanno insegnato qua. Per me l'Arsenale della Piazza è una famiglia, è un posto dove sto bene, ma dico anche SpongeBob.
SpongeBob è un pupazzo che mi ha dato Wilson, uno dei miei amici più stretti dall'infanzia: non lo conoscevo, non ci avevo mai parlato, ero qua, ero nuovo e lui si è avvicinato a me dandomi questo pupazzo di SpongeBob.
Ogni volta che parlavamo io dicevo che non esistevano persone bianche, nere oppure gialle, perché SpongeBob era giallo.
In futuro, vorrei fare il giocatore di basket. Mi sto impegnando al 100%; ho smesso di fare qualsiasi cosa mi possa impedire di riuscire a migliorare. Non è solo un sogno, è proprio un obiettivo, una promessa che mi sono fatto. Ora sono tranquillo, qui al Sermig ho trovato pace, stabilità, una famiglia, persone di cui mi fido, che mi hanno aiutato e spero che continuino a farlo sempre.


Mi chiamo Walid, ho 20 anni, sono nato a Torino ma ho origini marocchine; adesso studio giurisprudenza. Sono cresciuto in una delle zone più brutte di Torino dove è più facile delinquere che cercare la strada più giusta.
Sono arrivato al Sermig all'età di 8 anni e ho iniziato con il dopo scuola.
L'Arsenale della Piazza quindi mi ha preso dalla strada, andavo malissimo a scuola e lì gli educatori mi hanno insegnato a fare i compiti. Alcuni professori non credevano in me, e adesso è bello vedere che hanno cambiato idea.
L'Arsenale della Piazza per me è una famiglia. Quando esci per strada vedi le brutture, ma quando entri lì sembra una cosa stranissima perché è un luogo pulito, bello, profumato, che si trova in uno dei posti più brutti di Torino; ti fa vedere che anche nei luoghi più brutti c'è sempre una parte più bella. Non smetterò mai di ringraziare il Sermig per i valori che mi ha insegnato. Uno è stata la restituzione. Non sapevo che cosa volesse dire: ridevo, facevo lo sbruffone, poi crescendo ho capito. La cosa più bella è stata riuscire a crescere nel Sermig ed arrivare a giocare nella prima squadra di calcio a5 in serie C. Purtroppo avevo abbandonato verso i 16-17 anni, perché mi erano arrivate delle proposte diverse, ma dentro di me vedevo che c'era quella mancanza.
Decisi di ritornare e sono stato accolto di nuovo come prima. Nel 2015- 2016, ci siamo iscritti ad un campionato regionale e siamo riusciti a vincerlo; io sono stato premiato come capocannoniere con 47 goal, e la coppa l'ho lasciata al Sermig. Adesso mi occupo del settore giovanile di calcio. Alleno i ragazzi dell'under 17 e in loro vedo me stesso, quindi cerco di essere più che un allenatore un amico, un fratello.


Roberto Lerda
Focus
NP dicembre 2022

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